Ove riposan l’ossa dei miei
avi
più non andrò,
in terra straniera ove
risiedo
non tombe, non avelli per un
fiore,
pegno di ricordi e di dolore.
Gloriose gesta ed armonie
d’amore!
L’anima sospira e ancora
vuole
tornare al romito casolare,
alla sponda del fiume ove
s’affaccia
il pioppo inargentato dalla
luna
e l’acero, vetusto ormai,
con le sue fronde rosse
pare additar lontano
“a quella terra tu non
tornerai”.
Mirabile la pace che s’intona
s’intreccia coi ricordi del
lento fiume
che le radici come amante
chino
bagnava scorrendo quasi
sonnolento.
Or tutto è scomparso ed il
cemento
ricopre le pendici, l’acqua
ha imbrigliato
e più non vedo specchiarsi il
sole
né odo gli alberi stormire.
Perse quelle armonie che
nell’infanzia
non contavi…ed erano invece
si felici!
Sellia Marina, 15 Novembre 2014
( Pensando Ombriano)


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