L’acqua arrivò veloce, come una
furia
tutti
li abbracciò, li strinse, li travolse
li trasportò
lontano poi tornò cheta,
baciandoli
alla sponda li lasciò
Liberi a navigare in
quell’oceano
fra
legna e chiodi, ferro e fango
perché
nostalgia di casa non mordesse il cuore,
chiuse
silenzioso le sue sponde e sprofondò.
Sollevate dal vento le sue onde
non più
argentate ma rosse come sangue diventate
tutte
le vite che avea strappate all’opre intente
in
lieti giochi i bimbi, le madri ad allattare al seno
Urlano alla riva che impietosa
le ha private dei sorrisi,
scivolan
lacrime sopra tutti quei visi
da
tanti occhi sbarrati, dopo la furia che il mare ha devastati
e chi
ha ancor fiato grida il suo dolore
Non lenisce l’aver l’amico a
fianco senza più gambe
e le
braccia sole ti stringon forte e non ha parole…
E non
v’è un campo che li accolga tutti
non
lenzuola per avvolgere quei corpi
Il mare non rivuole i suoi
rifiuti…
Scivola
fango molle per le strade
fra un
tetto ed una porta ormai divelte
sotto,
se guardi…altre vite perse!
Sellia Marina, 14 Novembre
2013
"HAIYAN"-Alle Filippine- "Il Tiburtino" 2014 pubblicata da Aletti Editore
("Finestre Sull'anima")
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