A te amico che hai vegliato stanotte
un moribondo e reso più lieve il viaggio
che lo porta verso un nuovo mondo,
A te, compagno di cella che hai diviso
le tue paure, ansie di libertà mentre fuori
c’è chi condanna e lesina persino la pietà,
A te che vaghi questa notte per un rifugio
e cerchi un po’ d’amore mentre trovi
solo l’avaro che ha un lucchetto al cuore,
A te che cerchi ancora la tua strada
vorresti ripescare almeno i sogni
ma son caduti e le tasche sono vuote,
A te che chiudi gli occhi e non saprai
se l’alba o un’altra sera
rivedrai
accese stelle, sole, pioggia o vento
che possa ancora lacerar la pelle,
A te mio stanco pellegrino ascolta
il mormorio del mare che lamenta
tutta l’acqua che lascia sulla sponda
quando il maestrale urla, soffia,
bacia la sua onda e s’allontana
come pigro uccello sopra un ramo
attende il sole a riscaldar le piume
La notte passa e tu non
hai un lume.
Sellia Marina
26 Dicembre 2013


Accompagnare, condividere nel senso etimologico del termine, accoglienza negata, speranza annullata, i temi di questa poesia che mi ha particolarmente colpito per la maestria con cui sono stati messi in evidenza. Molto colpita, porgo i miei complimenti all'autrice (Raggioluminoso)
RispondiEliminaMia cara tu sei sempre capace di…analizzare ogni mia…lirica e ti ringrazio di vero cuore per questa tua visita…si..speranza annullata..Grazie Raggioluminoso
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